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Ossessione nordica

Il percorso dell’ampia esposizione prende il via dal racconto delle prime Biennali e dalla loro evoluzione: da vetrina dell’arte storica e pompier al trionfo del Simbolismo con successiva forte attenzione alle secessioni di Monaco, Vienna, Darmstadt e alle conseguenze sui vari filoni dell’arte italiana, specie nei territori ‘di frontiera’ come il Trentino, il Friuli e l’area triestina, impegnati anche politicamente in una sorta di mediazione culturale di singolare originalità. Il percorso espositivo presterà un’attenzione particolare al momento svizzero della cultura tedesca – con Boecklin e Hodler- così come ai grandi viennesi e tedeschi – Klimt, Klinger e von Stuck- impegnati tra evocazioni mitologiche e dense interpretazioni simboliste dei miti non meno che della vita e dell’anima della belle époque mitteleuropea. Il paesaggio, nelle sue valenze interiori e in tutte le sue sinfoniche coloriture sarà presente nella inquieta e silenziosa natura nordica, così propria e inconfondibile in tanta arte scandinava, fatta di distese innevate e di fiordi e spiagge in cui la luce dipinge i più suggestivi paesaggi spirituali. Poi uno sguardo agli interni domestici: a spazi avviluppanti, a universi raffinati e composti, a proiezioni di sentimenti per concludere con un capitolo, Maschere e ritratti in cui la figura umana, concepita tra tradizione accademica e indagine interiore, si fa carico dei nuovi strumenti di conoscenza e descrizione delle psiche nelle sue molteplici e contraddittorie valenze. Quello proposto dall’esposizione è un percorso intellettuale, prima ancora che artistico, di enorme fascino, ricco di infinite sfaccettature, frutto di sensibilità diversissime. E proprio per questo seducente e, oggi, ineludibile. Scrive Romanelli: «si pensi solo, per citare uno dei nodi più intricati e, insieme, più affascinanti, al groviglio di tematiche che si agita attorno a personalità quali Boecklin e Klinger; e poi però, seppur per strade diverse, a Stuck e De Chirico, Savinio e lo stesso Klimt; e gli agganci letterari e filosofici da Nietzche a Burckhardt; ma anche Bachofen e von Hofmannsthal e addirittura D’Annunzio. Qui la cifra esoterica si mescola in poeti e visionari con un’ insaziabile sete di classicità pagana non meno che di sprofondamenti della coscienza dentro abissi mistici piuttosto che in religiosità nere e blasfeme, come in Khnopff e soprattutto in Rops».

Palazzo Roverella

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