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La libertà del pittore

Domani, 21 febbraio, apre le porte al pubblico la mostra Mafai Kounellis la libertà del pittore curata da Bruno Corà e ospitata all’interno del museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese. Foto, autografi, libri, locandine, cataloghi tracciano la metamorfosi del percorso di Mario Mafai e le sue relazioni artistiche accompagnando una quarantina di tele provenienti da collezioni private. Una decina le opere figurative comprese tra il 1928 e il 1955, circa trenta i lavori realizzati tra il 1958, quando si dedica alla pittura astratta, e il 1965 anno della sua scomparsa. Un’esposizione che risente dell’impronta di Jannis Kounellis che su invito di Corà, non solo accetta di rendere omaggio al più anziano maestro che ha riconosciuto in lui un pittore, ma occupandosi dell’allestimento intende sottolineare i presupposti etici dell’arte di Mafai. «In questa mostra ho voluto riprendere il concetto poetico di un artista che ha conosciuto veramente la vita e le sue sofferenze. Non ho voluto imporre una lettura critica, ho voluto presentare Mafai in quanto Mafai, senza interferire in alcun modo. Io presento il suo lavoro e la capacità intellettuale di vivere la pittura e i pittori come segno positivo», spiega Kounellis.

È un’opera gesto, un gesto globale, forte e semplice con il quale Kounellis usa il suo linguaggio di lamiere per offrire e sostenere le tele di Mafai scrive Corà. Negli anni ’60, alla galleria Tartaruga Mafai incontra Kounellis che allora aveva 20 anni e raccomanda al giovane di tener fede, in quanto pittore, alla necessità di essere autentico e di non dimenticarsene mai. Nel 1957 quando Mafai inizia a decostruire forme e colori afferma che «l’arte non può ripetersi e di essere alla ricerca di una nuova concezione del tempo dello spazio e della verità». Ma «la sua affermazione del nuovo come libertà è stata punita – scrive Corà – Allora dobbiamo chiarire cosa significa la libertà del pittore. Perché molti pensano che il pittore debba avere uno stile e continuare a fare quello che ha sempre fatto». Ecco perchè «in questa retrospettiva il figurativo, l’astratto, il ritratto, il paesaggio e le corde nel nulla hanno la stessa valenza, non c’è una diversità emotiva. Kounellis sovverte l’ordine cronologico e filologico in virtù degli elementi poetici e cromatici. Si nota poi particolare attenzione ai vuoti e ai pieni, è uno spazio creato con i vuoti di Mafai», ci racconta Corà.

In questa mostra a due, in cui Kounellis non si antepone ma fa da sostegno al maestro, Giulia Mafai, curatrice della sezione documentaria, sostiene come «in questo momento in cui va tutto a rotoli quello che regge è l’arte e l’uomo. Sia Mafai che Kounellis salvano l’uomo che è l’unica cosa da salvare insieme alla natura. Ognuno lo fa con una propria sensibilità, arte, conoscenza. Mafai si esprime con la tavolozza e i pennelli, Kounellis con la materia, ma tutti e due camminano sulla stessa strada. Si respira in questa esposizione quell’armonia che io chiamo l’onestà dell’arte, arte intesa come verità dell’uomo. L’uomo cambia e cambia anche l’arte».

Dal 21 febbraio all’primo giugno, Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, viale Fiorello La Guardia 6, Roma; info: www.museocarlobilotti.it

 

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