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Il pensiero circolare dell’autoreclame

Fortunato Depero, figura complessa e non priva di contraddizioni, smentisce l’aura dell’opera d’arte e sviluppa un percorso circolare che si allontana dai presupposti delle avanguardie in favore di una visione frammentaria dove ciascun elemento attende di essere ricollocato all’interno di un unico puzzle immaginativo in perenne evoluzione. I suoi non sono rifacimenti tout court o semplici remake come accade per il De Chirico degli anni Cinquanta e Sessanta. Non si tratta nemmeno d’imbellettare i soggetti storici per rimetterli in circolazione o di utilizzare un canovaccio precostituito. Depero evita qualunque forma di gerarchia e rielabora, a seconda delle necessità, elementi, tracce, frammenti, storie che appartengono al suo universo creativo. Sono segni mobili e multidirezionali che si modificano in relazione al contesto, destinati, ogni volta, ad assumere una fisionomia differente e persino ambigua dove la citazione a se stesso non è mai fedele, sebbene plausibile.

Nella fluidità degli eventi, nel loro continuo dissolversi e riapparire, l’artista trentino sviluppa un pensiero circolare in base ai principi espressi dal filosofo americano Ralph Waldo Emerson riscoperto da Friedrich Nietzsche. Si tratta di un processo nel quale l’agire umano manifesta il suo carattere transitorio e compensatorio in un processo di azione e reazione. Secondo Emerson la vita stessa dell’uomo è intesa come un cerchio che si evolve da sé. Tracciarla vuol dire progredire nell’esistenza, avanzare il proprio pensiero nel mondo, concepire ogni azione come dinamica e ogni concetto come progressivo e non-finito. Il pensiero circolare, in opposizione a quello lineare, è alla base della giostra postmoderna. O meglio del neomoderno a cui fa riferimento Ugo Nespolo. Fondamentalmente, il segno di Depero sceglie un atterraggio morbido, ironico, nei luoghi dell’estetica senza alcuna forma di nostalgia romantica o passatista.

In taluni casi, soprattutto a partire dagli anni Venti, il linguaggio dell’artista si fa roboante e retorico cercando il consenso da parte del fascismo. Ma non va dimenticato che il manifesto Ricostruzione futurista redatto nel 1915, alla vigilia della prima guerra mondiale, non è certo animato da toni bellicosi tanto che dedica un paragrafo al giocattolo futurista sostenendo che “sarà utilissimo anche all’adulto poiché lo manterrà giovane, agile, festante, disinvolto, pronto a tutto, instancabile, istintivo e intuitivo.” Non c’è dubbio che Depero sia l’artista che ai tempi delle avanguardie, meglio di ogni altro, intuisce che la società si dirige verso una comunicazione generalizzata dominata dai mass media. E non a caso è tra i primi a parlare di architettura pubblicitaria e di autoreclame facendo proprio un principio diventato di gran moda nella galassia ipertrofica dell’arte contemporanea dominata da star come Jeff Koons e Damien Hirst che diventano essi stessi prodotto ancor prima della merce che esce dai loro atelier.

Universo Depero, le opere del Mart al Mar di Aosta, a cura di Alberto Fiz e Nicoletta Boschiero, Mar, museo archeologico regionale, piazza Roncas 12, fino all’11 maggio, estratto dal catalogo Silvana Editoriale, cortesia dell’editore e dell’autore

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