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Nebraska, Alexandre Payne

La sera del 15 gennaio il pubblico dei cinefili romani è in fila già molto presto, fuori dai cancelli del Maxxi, per assistere in anteprima alla proiezione di Nebraska, nuovo film del regista Alexandre Payne, nelle sale a partire dal 16 gennaio. L’evento, nato da una collaborazione tra fondazione Cinema per Roma, Maxxi e Lucky Red, inaugura la nuova stagione diCineclub Maxxi che dal 5 febbraio al 5 aprile ospita un ciclo d’incontri, retrospettive e proiezioni tra cui le attesissime anteprime di Her (Spike Jonze) e 12 anni schiavo (Steve McQueen). Dopo un breve intervento di Giorgia Meloni la parola passa a Mario Sesti. Il critico, curatore della rassegna, definisce Nebraska «Un film profondamente americano» il cui bianco e nero somiglia alle fotografie di Walter Evans. Del regista Alexander Payne, premio Oscar nel 2004 per il film Sideways, viene messa in luce la grandissima passione per il cinema italiano e la rara abilità nel sapersi circondare di straordinari caratteristi, primo fra tutti il protagonista Bruce Dern, che, qui al culmine della sua carriera, interpreta un personaggio animato da un straordinaria e incontrollabile determinazione. Ed è proprio per questo amore nello scegliere gli attori che, come afferma Mario Sesti, «nell’America profonda [del cinema di Payne] c’è in fondo anche un po’ di Monicelli».

Buio, silenzio in sala, ha inizio la proiezione.

Il film si apre con l’immagine di un uomo che cammina faticosamente lungo una strada, stringendo in mano un foglio sul quale vi è scritto che sarebbe il fortunato vincitore della somma di un milione di dollari, da riscuotersi a Lincoln, in Nebraska. I figli e la moglie ammoniscono Woody (Bruce Dern) che quella del milione di dollari è una semplice trovata pubblicitaria ma l’uomo, tanto confuso quanto testardo, è deciso a riscuotere personalmente la sua presunta vincita. Il figlio David (Will Forte) decide di assecondare le bizzarre intenzioni del padre, uomo burbero, taciturno e conclamato alcolista e si mette in viaggio per accompagnarlo nel Nebraska.

Ed è così, in questo primo movimento del film, che il road movie sembra affacciarsi con tutti i suoi stilemi più classici: il viaggio con le sue implicazioni esistenziali, la musica country-folk, i campi lunghi su di un panorama desolato, impreziositi dalla bella fotografia in bianco e nero di Phedon Papamichael. Presto però la narrazione rallenta, forse anche troppo. Padre e figlio, dopo un piccolo incidente, raggiunti dalla madre e dal fratello Ross, decidono di fermarsi a Hawthorne cittadina natale dell’anziano Woody. La notizia del loro arrivo, accompagnata da quella della presunta vittoria, scatena l’azione di vecchi amici e parenti che provano a turno a reclamare una parte della somma di denaro. Ciò permette al regista di mostrare tutto il talento dei suoi attori-caratteristi, che, tra le tante risate del pubblico, si rendono protagonisti di una serie di gag ciniche e farsesche.

Ma è proprio tornando nella cittadina natale che i tanti traumi piccoli e grandi della vita di Woody vengono a galla insieme agli amori e ai sogni giovanili, come a giustificare e a rendere più comprensibile agli occhi del figlio, e del pubblico, la burbera e incontrollabile condotta dell’uomo. Giunto finalmente a Lincoln, Woody scopre in effetti di non essere il fortunato vincitore del milione di dollari e, a malincuore, decide di terminare il viaggio e di tornare, in modo paradossalmente trionfale, verso casa. Se, fin dalle prime battute del film, l’esito di questa piccola impresa americana viene annunciato come irrimediabilmente destinato a fallire, il viaggio costituisce comunque un’occasione, forse ancora più preziosa del milione di dollari, per sondare e riallacciare le radici di un rapporto tra padre e figlio che in fondo sembrava non essersi mai costituito.

 

Dal 5 febbraio al 5 aprile, Cineclub Maxxi, via Guido Reni 4, Roma; info: www.fondazionemaxxi.it

 

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