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Un’opera, un artista

Il Salon a Parigi è stato per secoli una cosa seria, serissima. Una volta l’anno accademia di Belle arti francesi metteva su una mostra che, secondo gli stessi accademici, mostrava il meglio che c’era in circolazione in fatto d’arte. Esporre in un Salon fra il Settecento e l’Ottocento significava successo e gloria assicurati. Come in tutte le belle favole c’è un cattivo, in questo caso l’accademia stessa. Se disegnavi ritratti di belle dame, enormi tele di soggetto storico e nudi realizzate con mano perfetta e con finissimi strati di pittura ad olio stesi da far invidia a un fiammingo, per te e per i tuoi lavori le porte erano spalancate, il mondo era ai tuoi piedi. Il sistema comincia a incrinarsi a fine Ottocento quando nascono i primi starnuti di una pittura nuova, lontana dalla perfetta mimesis neoclassica. Da Courbet (rifiutato al Salon ha aperto al prima personale della storia dell’arte) fino ai fauves il rapporto con gli accademici legati a una pittura tradizionale, rappresentativa (accademica appunto) e i nuovi artisti si deteriorano e il Salon perde lentamente la sua importanza, incapace di stare al passo con un arte in contino mutamento.

Prendete le discussioni che animavano le riunioni parigine di chi mettere e di chi escludere dal Salon, prendete gli scritti di un Baudelaire che si improvvisava critico d’arte (del resto professione ancora più o meno ignota al periodo) redigendo delle guide per gli infiniti quadri presentati, provate a ricostruire quell’atmosfera vivace ed ecco che salta fuori il Salon comparaisons. L’istituzione è ritenuto negli ambienti parigini il più interessante e prestigioso dei Salons che si svolgono al Grand palais. Nato agli inizi degli anni Cinquanta con lo scopo di comparare pittura figurativa e astratta. Negli anni ha esposto artisti del calibro di Picasso, Tapies, Arman, Yves Klein, Max Ernst, Villegle, Vasarely, Mimmo Rotella, Man Ray, Salvador Dali, René Magritte. La caratteristica più interessante di questo Salon è che si tratta a tutti gli effetti di una mostra di mostre: una sorta di gioioso, fertile confronto tra differenti tendenze artistiche. Il Salon infatti è diviso in gruppi capitanati ciascuno da un artista di fama riconosciuta il quale seleziona una quindicina di artisti omogenei che vanno a dare vita ad una serie di vere e proprie mostre tematiche.

Selection comparaisons, la mostra prima a Ferrara e ora a Torino, parte proprio da qui: Virgilio Patarini, che da quattro anni partecipa al Salon comparaisons come artista facendo parte del Gruppo installazioni libere, ha curato l’esposizione che propone una selezione di 40 artisti, su oltre 400, provenienti proprio dal Salon del 2013. L’idea è semplice e ricalca i prima Salon parigini: un’opera, un artista.

Fino al 30 gennaio; Galleria 20, corso Casale 85, Torino; info: http://selectioncomparaisons.jimdo.com

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