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Indagine sul Corpo

«Siamo ormai abituati a concepire il corpo umano come una fonte esclusivamente estetica, ricerchiamo in questo e da questo solo il piacere. S’insegue la perfezione, ma si tralascia l’essenza. Non importa più cosa sia un corpo – nella sua nudità – o un volto – nella sua volgarità. La verità diventa, dunque, un fattore trascurabile». Francesca Leone torna a Napoli, dopo cinque anni, ed espone al museo Pan trentatré opere nella mostra Corpo Terra, curata da Marco Tonelli, fortemente voluta da Maria Savarese e promossa dall’assessorato alla Cultura della città partenopea. Da sempre attenta a spiegare e a indagare, con le sue opere di grande formato, il corpo umano, ma anche quello che c’è dietro e dentro la pelle, la Leone porta a termine una ricerca iniziata molti anni fa, quando a prender vita sulle enorme tele bianche, furono i volti dei grandi personaggi della storia moderna e contemporanea. Era il 2008, si apriva il ciclo intitolato Primo Piano. Era il tempo dell’indagine su uomini come Nelson Mandela, Lev Tolstoj, Ghandi, dei loro volti, dei loro sguardi, appena accennati e quasi sussurrati, dove lo stile pittorico contrapponeva, in un gioco di luci, ombre e colori turneriane, i dettagli all’unicità del disegno, reso possibile e credibile attraverso i primi, ma visibile dall’occhio del pubblico solo attraverso l’organicità dell’opera intera.

Un primo ciclo d’indagine introspettiva che ha regalato anche opere molto personali come i ritratti del padre di Francesca, il grande regista Sergio Leone e di maestri di vita come Ennio Morricone. Fu poi la volta di crescere e ampliare la ricerca stilistiche nonché concettuale. Arrivarono a compimento le opere del ciclo Flussi Immobili. Un chiasmo pittorico fortemente voluto e, di certo, non casuale, dove anche in questo caso i volti di uomini e di donne, all’apparenza statici, riuscivano ad animarsi attraverso un flusso d’acqua costante, calato con pennellate leggere e adagiato su zigomi, occhi, labbra. Volti e soggetti, per dirla con Ennio Morricone, «giganteschi, impossibilitati a restare dentro i confini della tela e destinati, invece, a catturare prepotentemente l’attenzione del pubblico». E ora la terza fase che non è ancora un punto di arrivo, ma l’ennesimo punto di partenza per continuare quell’indagine sul corpo – che non può essere pensato né può trovare una propria dimensione e una propria finalità se distinto dalla terra, da quello che lo circonda, dal contesto in cui solo può spiegarsi – destinata a crescere ancora. Una ricerca che allarga non solo il campo di indagine ma anche i materiali usati per spiegarla e raccontarla. Così al fianco dei colori, degli acrilici e della pittura, le tele vengono completate da altri oggetti come la sabbia, il bitume, la carta, la segatura, il cellophane. «Corpo terra – racconta la Leone – nasce da alcuni viaggi compiuti nel tempo, dalle fotografie scattate ai paesaggi, come quello di Petra, in cui ogni roccia e ogni pietra mi parlava di un aspetto umano, un volto, una schiena». «Ho scoperto, ancora di più, che ogni aspetto naturale riusciva a far emergere un aspetto umano». «Così – prosegue ancora l’artista romana – le nuove opere, grazie anche all’uso di materiali altri rispetto al colore assumono ancora di più una tridimensionalità, ed emergono da contesti naturali senza l’obiettivo di cercare la bellezza, ma con l’unico scopo di ridare il senso del corpo umano per quello che è e che appare».

Corpi, dunque, aggrinziti, deturpati, esanimi, ancora meno immediati rispetto a quelli di Primo piano e Flussi immobili, ma parti della terra, della sua polvere, della sua matericità. Una mostra monumentale, quella ospitata dal Pan fino al prossimo 9 febbraio. Che si compone di otto grandi tele appartenenti al secondo ciclo della Leone ma che dà ampio spazio con altre venti grandi tele alla nuova ricerca. A concludere il percorso espositivo anche un video che ripercorre tutte le fasi di realizzazione delle nuove opere. E dopo Napoli, città a cui la Leone è molto legata per via delle origini paterne, i lavori di Corpo terra partiranno per il Sud America, in un tour che da marzo a settembre 2014 toccherà alcuni dei più importanti musei d’arte contemporanea d’oltreoceano.

Info: http://www.palazzoartinapoli.net

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