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Soft Pictures

Tagliato, ricamato, dipinto, è il tessuto il protagonista della mostra collettiva Soft pictures alla fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Fino al 23 marzo 2014, sotto la curatela di Irene Calderoni, l’arte contemporanea si veste di fibre per parlare di tradizione, folklore e memoria. Una pratica antica come l’arte tessile, a lungo ritenuta prerogativa esclusivamente femminile, assume forti connotazioni storiche e sociali, provocando un netto contrasto tra i prodotti della nostra società, sempre più veloce e tecnologica, e il frutto di una cultura antica, paziente e rigorosa. Merce per eccellenza, il tessuto rimanda ai concetti di ricchezza e potere tanto familiari alle logiche commerciali e di mercato e, implicitamente, alle derivazioni politiche che vi sono legate. Partendo da questa serie di possibilità espressive, diciotto artisti si sono confrontati con un’attività antidigitale, nel tentativo di ampliare i confini dell’arte contemporanea. Arazzi, tappeti, abiti, le principali forme di questo nuovo linguaggio, che alla fondazione Sandretto si fa manifesto di una tendenza artistica in atto, l’abbandono della tecnologia in favore della riscoperta dei mezzi della tradizione. Si va dagli arazzi di lana di Gabriel Kuri che riproducono scontrini fiscali, all’imponente opera di Goshka Macuga che con i suoi 24 metri di lunghezza unisce storia e politica, presenti e passate, in uno stemma della contemporaneità. Di storia, afroamericana e sudafricana, parlano anche Sanford Biggers e William Kentridge, mentre Willem De Rooij, Rosemarie Trockel, Noa Eshkol e Adele Roeder giocano con immagini e forme, dal batik, al quadro, alla moda. Il tappeto diventa quadro per Francesco Vezzoli e il ricamo non si distingue dall’immagine fotografica nelle volute di fumo di Pae White. Le arti si confondono, non c’è più design, arte applicata, pittura, scultura, fotografia, l’arte è solo arte, concretizzata in soft pictures, morbide immagini, da vedere e da toccare.

Info: http://www.fsrr.org/

 

 

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