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L’attacco alla cultura

Il mondo della cultura, ieri pomeriggio, è stato colpito al cuore da una triste notizia: un incendio, dalle cause ancora ignote, ha devastato il museo degli Strumenti musicali di Reggio Calabria. Sono stati distrutti anche i preziosi testi della biblioteca annessa al museo e in questo modo è andato in fumo un prezioso tassello, non solo dell’identità musicale reggina, ma di tutto il nostro paese. Il museo, fondato nel 1996 dall’associazione museo dello Strumento musicale, era un esemplare unico nel suo genere: dotato di una collezione di più di 800 strumenti, catalogati rigorosamente secondo il criterio etnomusicologico del sistema di Hornbostel-Sachs (i due maggiori studiosi di etnomusicologia di tutti i tempi, che hanno suddiviso gli strumenti in 5 categorie, a seconda del modo in cui è prodotto il suono, ossia aerofoni, cordofoni, idiofoni membranofoni e meccanico-elettrici), provenienti da ogni luogo del mondo, era una summa della organologia (la scienza che si occupa di strumenti musicali) e raccoglieva esemplari di ogni tradizione musicale, rappresentando, insieme, la musica colta e quella di tradizione etnica, storica e contemporanea. Il museo degli strumenti di Reggio Calabria non solo era un luogo espositivo, ma uno spazio in cui gli strumenti musicali rivivevano, attraverso performance dal vivo per mostrare al pubblico le tradizionali prassi esecutive di questi obsoleti strumenti, e soprattutto grazie a esempi diretti di come si costruisce uno strumento, sessioni dimostrative in grado di incentivare e ispirare i più giovani a praticare un mestiere artigiano i cui segreti sono spesso dimenticati dall’attuale società industriale.

Il museo era una preziosa meta di visite turistiche e sopratutto scolastiche. Molto lontano dal carattere statico e convenzionale che si potrebbe immaginare, la cui fruizione da parte del pubblico prevedeva spesso la partecipazione a concerti dal carattere assai vivido, con frequenti occasioni in cui strumentisti delle più variegate ispirazioni si riunivano per improvvisare musica insieme, facendosi testimoni delle più significative tradizioni etniche, la cui memoria, altrimenti, andrebbe perduta per sempre.

Tra le iniziative più pregevoli del museo si poteva annoverare un appuntamento annuale che ha subito riscosso un grande successo di pubblico, ossia “Dall’arpa alla zampogna”: una serie di incontri che proponeva una carrellata di strumenti musicali guardati più da vicino, attraverso laboratori, seminari e sopratutto musica dal vivo, per esplorare tutte le potenzialità sonore dei più famosi strumenti musicali: un’occasione insieme di studio e di divertimento, che coinvolgeva gli spettatori anche attraverso dimostrazioni pratiche di come si costruisce e si dà vita a uno strumento. Un’altra idea pregevole del museo è stata quella delle cosiddette Conversazioni al museo, incontri interdisciplinari in cui le varie arti si fondevano, attraverso i racconti dei maggiori studiosi di strumenti musicali e di tradizioni etniche, con esempi che passavano dal canto, al cinema, alla danza.

Il rogo che ha devastato il museo ricorda tristemente incendi famosi, come quello apocalittico della Biblioteca Alessandrina, o quello, più recente, del 1992, della Biblioteca di Sarajevo: dare fuoco a un simile tempio del sapere significa colpire al cuore un simbolo importante, un luogo di incontro di popoli e culture attraverso il più universale dei linguaggi, la musica, ossia quella forma espressiva che stimolò l’uomo a imitare i prodigi della natura o a condividere in gruppo momenti fondamentali e rituali della vita. Il museo degli Strumenti musicali di Reggio Calabria godeva inoltre di uno spazio espositivo molto suggestivo: un balcone sullo Stretto, con un numero limitato di posti a sedere, in cui passeggiare e assistere alle esecuzioni musicali godendo di un panorama d’eccezione. Su Facebook è stato creato un evento Suona Reggio suona che invita tutte le persone per bene a scendere in piazza domenica 17 novembre suonando un qualsiasi strumento, scrivono sul social network: “Suoniamo forte, svegliamo tutti”.

 

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