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Mast, arte e bulloni

Molte città italiane subiscono in questi anni simili destini conservando, nella maglia ormai lisa delle loro periferie, le tracce evidenti di un passato industriale oggi dismesso se non addirittura in via di demolizione. Segni sbiaditi della gloria novecentesca della fabbrica che accomunava città come Genova, Torino, Milano o Venezia tutti luoghi del nord Italia che oggi incontrano tale destino. Eppure, anche una città come Bologna presenta una vicenda storica simile, proprio in questo periodo rievocata dall’inaugurazione di un edificio che si propone, senza variare il clima industriale della città, di migliorarne e rinnovarne il contenuto. Quest’idea di rinnovamento torna nelle parole che Francesco dal Co usa per introdurre Mast, centro polifunzionale appena inaugurato a Bologna e lo fa prendendo in prestito le immagini evocate da Marco Polo nel Milione: «Il viaggio che Polo intraprese verso oriente gli permise di scoprire una realtà che allora in Europa ancora non esisteva: la città. In questo libro si trova una definizione assolutamente straordinaria, attuale, di che cos’è una città. Una città è un guscio che contiene al suo interno la vita che si rinnova continuamente. Ciò che Marco Polo aveva intuito e che la città vive solo se non si pone ai margini della modernita, del cambiamento, ma se si propone di rinnovare continuamente quel che stà all’interno del suo guscio.»

Ecco allora Mast, Manifattura di arte, sperimentazione e tecnologia, un complesso di 25 mila metri quadrati progettato dallo studio romano Labics, risultato vincitore di un concorso internazionale indetto per volontà della presidentessa di Coesia, Isabella Seragnoli. Il nuovo edificio si sviluppa adiacente alla storica fabbrica di G.D e alla sede centrale del gruppo Coesia ed è una costruzione in cui si mescolano, accoppiandosi e sovrapponendosi, spazi destinati a usi molto diversi. A partire dal piano terreno, l’edificio ospita un risorante aziendale, una sala espositiva, ambienti di servizio, una palestra e un asilo nido. Al piano superiore si trovano due sale per esposizioni e una caffetteria, mentre l’ultimo piano è in parte occupato dalla serie di aule dell’Accademy, da un ampio foyer e correlato auditornium. Disseminate negli spazi alcune opere d’arte impreziosiscono l’edificio, Shine di Anish Kapoor nel foyer, il Table coffee di Donald Judd nella caffetteria, l’incredibile Collective Movement Sphere di Olafur Eliasson nello scalone d’ingresso, una seconda Sfera di Arnoldo Pomodoro nell’Accademy e la monumentale Old Grey Beam di Mark di Suvero, unica opera esposta in esterno e alta quanto lo stesso edificio.

Info: www.mast.org

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