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Jacopo Mandich, vita alla materia

Non è un mangiafuoco, ma potrebbe esserlo. O un mangiaferro, uno schiacciasassi, un tagliaceppi. Potete definirlo come vi pare, Jacopo Mandich, l’essenza non cambia, la sua è arte che si sporca le mani, colpisce agli occhi e parla al cuore. Dal suo antro, laboratorio alchemico dalle parti dello Strike, centro sociale capitolino, fonde ferraglia e fende legni e da quest’impasto di robe, dalla sua bottega a cielo aperto, a metà tra un carrozzone dei desideri e una rimessa di robivecchi, ridà vita alla materia. Forme nuove e disinvolte a quello che l’etica dei consumi, o il semplice uso, hanno tolto di mezzo. E allora eccolo, Mandich, nella galleria fotografica di Manuela Giusto. Con l’augurio di vedere quanto prima le sue creature, le opere monumentali come i piccoli Sopravviventi, creaturine impasto di rabbia & metallo, in uno spazio degno della sua matericità. Intanto godetevi un assaggio delle sue sculture nella neonata Galleria Faber, dove espone in una collettiva con altri degni artefici del fare e in primavera esordirà in una personale. Prosit.

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