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Non solo cinema in laguna

Open 16 esposizione internazionale di sculture e installazioni, è una mostra eclettica che mira a stimolare sensibili interpretazioni personali. Quaranta artisti provenienti da tutto il mondo sono invitati a rappresentare le proprie nazioni con delle opere che devono nascere da una riflessione sulla percezione del significato del presente oggettuale. Una scelta curatoriale ambiziosa quella di Paolo De Grandis e Carlotta Scarpa che da sedici anni curano la mostra Open. «Transizione e trasformazione hanno contraddistinto sin dall’inizio la creazione di Open – afferma De Grandis – l’arte è un’avventura e sono gli stessi artisti che ci insegnano quali sono le indefinibili dinamiche da seguire fino alla riscoperta di quanto possa essere affascinante il concetto di mutamento legato ad essa». «La sfida quest’anno – prosegue Scarpa – punta a codificare il significante e decodificare il significato».

Giunti a San Servolo – l’isola dei matti, fama derivata da secoli di storia manicomiale – la pupilla si apre alla vista della scultura Grande arabesque di Aldo Mondino che, ironica, presenta un pesce dorato sostenuto da una gamba di ballerina. Proseguendo il percorso ci si sente osservati dalle donne africane vestite con tubini di pagne di Virginia Ryan: la loro bidimensionalità e i loro grandi occhi schiusi ricordano le figure sospese tra il mondo sacro e quello terreno delle prime rappresentazioni bizantine. Si giunge poi in giardino dove il lento sciogliersi delle stalattiti di Federico Seppi esige tempo per la pura contemplazione. L’uovo di sale rosso di Bettina Werner sta in solitudine sulle fronde di un albero aspettando le cure dell’osservatore. Maria Elisa D’Andrea, vincitrice del premio speciale Open arte laguna, presenta un’opera legata al sapere manuale e artistico del lavoro a maglia. I 7 castelli inesistenti di Luca Scacchetti sono simboli arcani illuminati da una purezza formale primordiale. Ricerca legata al recupero di materiali, in bilico tra arte povera e ispirazione fluxus, l’opera di Francesco Lussana che pende dal ponte dove Olga Lah ha apposto nastri colorati ad indicare un percorso di sviluppo esistenziale: da quella posizione l’occhio è condotto lungo la linea dell’orizzonte dove incontra il Lido di Venezia: lì sventolano quaranta bandiere disegnate dagli artisti stimolando suggestivi giochi visionari.

Quest’anno infine il premio Open – riconoscimento ideato nel 2000 da Paolo De Grandis e Pierre Restany per premiare un regista presente alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia che riveli con la propria opera un fertile interesse verso la mutua interazione tra arte e cinema – è stato assegnato a Serena Nono che ha ricevuto il premio realizzato dall’artista Marco Nereo Rotelli.

Gli altri artisti presenti: Raquel Monje, Peter Nussbaum, Ronni Ahmmed, Oleg Shobin, Andrei Belov e Irenkova, Bazinato e Anna Aparina, Kao Tsan-Hsing, Kounosuke Kawakami, Luciano Angeleri, Alvise Bittente, Roberto Bricalli, Gaetano K. Bodanza, Casagrande & Recalcati, Claudia Danieli, Stefano Fioresi, Marotta & Russo, Puni, Consolata Radicati di Primeglio, Marco Nereo Rotelli, Barbara Taboni, Umberto Zampini, Ana Maria Reque, Tamara Bialecka, Franco Carloni, Chen Chun-Hao, Chou Yu-Cheng, Mei Dean-E, Yao Jui-Chung e Will Kerr.

Fino al 29 settembre, isola di San Servolo e Lido, Venezia; info: www.artecommunications.com

 

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