Foto Inside

Monia e Dimitri, sposi cavelliniani

Non capita tutti i giorni un matrimonio d’arte. Così, quando sulla cerimonia che il 13 luglio ha visto sposarsi Monia Marchionni e Dimitri Vecchiola nell’abbazia di San Marco alle paludi (Fermo) è piovuto con la nuvolaglia il ciclone di Fausto Paci, quella che era una festa si è trasformata in un evento: un’unione cavelliniana. Una celebrazione dove c’è stato spazio per la performance dell’erede spirituale e ambasciatore di Gac (Guglielmo Achille Cavellini), che nel secondo dopoguerra alternò l’attività di mecenate e collezionista a quella di interprete dell’astrattismo e del dadaismo, con le sue opere calligrafiche e “autostoricizzanti”. Quali il tricolore di una mostra a Palazzo ducale, a Venezia, che avrebbe dovuto celebrare nel 2014 il centenario della nascita di Cavellini. E proprio la coccarda cavelliniana è stata collocata da Paci, saldo e serafico nei suoi quasi novant’anni, sugli sposi, imbustati per l’occasione con l’effigie dell’artista. Ma l’unione di Monia e Dimitri è stato un evento in sé, non solo per l’essersi concluso all’alba nel duecentesco monastero di Offida, dopo una cena pantagruelica e musica a volontà. Ché l’amore e l’allegria, la complementarietà nella differenza, non sono facili a darsi. Eppure Dimitri e Monia (un’artista che noi di Inside Art abbiamo seguito fin dai suoi esordi) apparivano amici e complici più che novelli sposi, trascinanti con la loro naturalezza, mai apparsi spossati. A loro auguriamo che l’invito di don Vinicio Albanesi – una performance nella performance, la sua predica – possa inverarsi: «Sappiate mantenere alto il profilo del vostro orizzonte, del vostro stare insieme». A loro va il nostro grande abbraccio.

Commenti