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Se la terracotta diventa circo

«Conosco Daniele dai tempi di uno dei primi progetti collettivi di Zelle: Temporaneo abbandono del campo. Era il 2007. Quindi collaborammo per un’altra collettiva, Beverli Ils, curata da me e da un altro ottimo artista palermitano: Adalberto Abbate. Da allora, anche grazie al suggerimento di Adalberto, ho seguito gli sviluppi del lavoro di Daniele». Parla così Federico Lupo di Zelle arte contemporanea, galleria di Palermo che per l’intero mese di giugno ospita la personale di Daniele Franzella, Qualcuno non sia solo. La rassegna si compone di un corposo gruppo scultoreo in terracotta policroma, realizzato nella prima metà di quest’anno e ispirato alle atmosfere delle storiche compagnie circensi. È un artista Franzella che, al pari dei professionisti del circo, aspira ad andare oltre, a superare barriere. Fisiche le loro, percettive le sue.

Nel testo che accompagna l’esposizione, il curatore Guillaume Von Holden scrive che “le pratiche circensi, in questa continua tensione oltre i limiti fisici, sono un dispositivo capace di stupire secondo una prassi ben precisa; si tratta di uno stupore che in termini medici coincide con un indebolimento dell’attività psichica, una sorta di scintilla da cui parte ogni cosa, innescando riflessioni complesse da un arresto momentaneo”. Quello affrontato da Franzella è un panorama umano assai articolato, che egli indaga sia mediante il tratto delle caratteristiche fisiche sia attraverso lo studio del dato psicologico e dei comparti relazionali.

Interessante la genesi di Qualcuno non sia solo. «Era già da qualche anno che io e Daniele avevamo in cantiere di lavorare ad una personale. Vedendolo a lavoro, nel suo studio, il progetto ha preso una giusta piega: l’argilla acquisiva forma velocemente per poi essere dipinta in un ottica che deve molto al cinema e a un certo tipo di fotografia», spiega Lupo. Rimandi a un surrealismo tipico dell’opera di David Lynch, cineasta caro a Franzella, che apprezzerebbe il progetto allestito presso la galleria di via Fastuca. Così come il passaggio stilistico di Von Holden, quando scrive: “L’odore pungente della segatura sul pavimento o dello zucchero tostato. Le scimmiette ammaestrate vestite a festa. Le roulotte, le funi, le gabbie, la polvere. Tra i ricordi d’infanzia dai caratteri distorti e frammentari, il circo è l’ambiguo archetipo della messa in scena, un’eterna sfida alla forza di gravità e a ogni legge della natura in cui l’illusione e l’abilità giocano da comprimari». Dunque Lupo e Franzella hanno deciso, a ragione, di annullare lo spazio esaltando la latente dimensione cinematografica, «scegliendo tagli di luce generati da piccole lampadine sospese da lunghi cavi che piovono giù sul gruppo scultoreo. Una messa in scena in cui ogni elemento dialoga in una stretta e inscindibile relazione, una sorta di grande paesaggio tratteggiato con cura ma privo di compiacimenti», conclude Lupo.

Fino al 30 giugno; Zelle arte contemporanea, via fastuca 2, Palermo; info: www.zelle.it

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