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L’intimità della storia

Nel 1937, nella Germania nazista, vengono organizzate a Monaco due manifestazioni, la prima intitolata La grande esposizione dell’arte tedesca vuole presentare al pubblico le opere più esemplari dell’iconografia di stampo nazional – socialista, tra gli artisti presenti lo scultore Arno Brecker è in assoluto uno dei protagonisti più emblematici. La seconda esposizione è la celeberrima Entartete Kunst (arte degenerata) la mostra che pone le radici di un’estetica nazista che annienta completamente qualsiasi forma di arte contemporanea, eleggendo correnti come l’astrattismo o l’espressionismo abominevoli degenerazioni di ogni forma creativa.

Partendo da queste premesse l’artista americana Rachel Libeskind inizia una ricerca storica che coinvolge diverse matrici di pensiero. Il suo linguaggio creativo è assorto nell’indagine iconografica che sta alla base della propaganda totalitarista e che riesce a manipolare attraverso l’utilizzo di forme astratte che generano collage dal gusto vintage dove la critica sociale è la protagonista assoluta di ogni forma di interazione concettuale. La giovane artista americana, figlia del celebre architetto Daniel Libeskind, rintraccia nella sua storia personale la genesi del suo lavoro: «é inevitabile che io parlassi della guerra – sottolinea la creativa – le mie vicende familiari sono strettamente connesse a certi avvenimenti storici che hanno segnato profondamente il mio passato».

I collage esposti alla Alludo room di Roma, raccolti sotto il titolo di Rich White Man, rappresentano frammenti di identità celate, testimonianze di orrori accorsi, tragedie che hanno coinvolto l’intera umanità. La scelta dell’artista di utilizzare un piccolo formato è strettamente legata all’ambiente dell’Alludo room e alla voglia di dare un senso più intimo ai lavori che entrano subito in forte dialogo con lo spettatore. La capacità di Rachel Libeskind di analizzare con consapevolezza e lucidità le ombre più buie della storia del novecento è la peculiarità che caratterizza il suo lavoro e che rende l’artista capace di intravedere, attraverso un sapiente simbolismo, le tracce di un passato oscuro che germina ancora semi di intolleranza e crudeltà.

Fino al 28 giugno; Alludo room, viale Mazzini 6, Roma; info: www.artsalonalludo.com

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