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L’essenza delle cose

Al Circoloquadro si è inaugurata il 6 febbraio la personale di Irene Balia (1985, Iglesias) intitolata Hortus conclusus, nome che coincide con il maestoso polittico in mostra, composto da quattro tele paesaggistiche di grande formato. L’evento curato da Marta Cereda presenta disegni, dipinti, lavori su tela, su carta: opere in cui traspaiono attimi eterni d’esistenza, captati negli atteggiamenti impassibili e negli sguardi impietriti delle figure rappresentate oltre che nelle imperterrite posizioni della natura e dei suoi oggetti.

“Irene Balia riesce, infatti, non a congelare l’istante, a fissare un momento – scrive la curatrice – ma a trasformare la durata in eternità. L’effetto di sospensione, tanto evidente nelle opere di Irene, è reso grazie a piccoli accorgimenti, che si sommano tra loro e contribuiscono a creare una sensazione di incompiuto a cui, però, sembra non manchi nulla”. Inoltre aggiunge: “La ripetizione di uno stesso elemento contribuisce, dunque, a determinare l’innaturalità dell’insieme, che evoca le stampe giapponesi, e il rimando ai folti tappeti erbosi degli arazzi millefleurs, dei codici miniati o dei dipinti fiamminghi è inevitabile, per similitudine apparente e per contrasto sostanziale”.

La sua ricerca non è tesa all’imitazione della natura ma al raggiungimento visivo dell’essenza della cose. Forse lo sguardo puntato sul vuoto dei suoi personaggi in realtà cela la stessa ricerca meditata dall’artista; e così in una delle sue opere è possibile riconoscere Irene Balia, osservando la ragazza con i capelli rasati, immagine ricorrente lungo il corso delle suoi lavori in mostra. L’artista dopo il diploma in lingue, studia all’accademia di Belle arti di Sassari, conseguendo la laurea in pittura. Sono già due anni che espone in personali e collettive; un’artista giovane che rientra nel progetto concentrato proprio sui giovani creativi avviato da Circoloquadro.

fino all’8 marzo; Circoloquadro, via Thaon di Revel 21, Milano; info: www.circoloquadro.com

 

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