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La Biennale di Pietromarchi

Affollatissima, al complesso monumentale di san Michele a Ripa, la conferenza stampa per la presentazione del Padiglione Italia della 55esima esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia, sotto la direzione di Bartolomeo Pietromarchi. Alcune cose erano già state annunciate dopo l’annuncio della nomina del direttore del Macro, ma il progetto – semplice e sorretto da un tema solido come quello del doppio – è stato svelato in quasi tutti i suoi aspetti, solo oggi. Prima di tutto, il titolo della mostra, Vice versa, e i nomi degli artisti selezionati: Francesco Arena, Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Flavio Favelli, Luigi Ghirri, Piero Golia, Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Fabio Mauri, Giulio Paolini, Marco Tirelli, Luca Vitone, Sislej Xhafa. Quattrordici artisti suddivisi in sei stanze e un giardino (1.8000 metri quadrati lo spazio interno, oltre ai mille del giardino) per un dialogo a due volto a svelare, pur fra specificità e differenze, l’identità dell’arte italiana contemporanea. Quattordici nomi già affermati nel panorama internazionale, pochi giovani, si va decisamente sul sicuro, senza rischi. «L’idea è quella di creare un dialogo tra artisti di generazioni diverse per chiarire al mondo la nostra identità culturale», spiega Pietromarchi. Dopo la chiacchierata edizione di Vittorio Sgarbi, all’insegna del caos che doveva essere esaustivo ma che ha trasformato l’edizione passata in una baraonda folcloristica troppo dispersiva, quella di Pietromarchi spicca, innanzitutto, per la serietà. In un momento di crisi, come quello che stiamo vivendo, un progetto con protagonisti indiscussi del contemporaneo a un budget limitato viene salutato dagli addetti ai lavori con soddisfazione. «Sono stati investiti 600mila euro, la riduzione dei costi è imposta dal bilancio dello stato», dichiara Maddalena Ragni, commissario del Padiglione Italia, in rappresentanza del ministero. Ma attenzione a parlare di risparmio: «Non è un’edizione contrassegnata dall’austerity», sottolinea Pietromarchi.

Giocando sul tema della mostra, quello del confronto, arriva quasi spontaneo un altro parallelo, azzardato forse: così come alle follie del governo Berlusconi con la conseguente perdita di credibilità per il nostro paese è giunto a porre rimedio Monti, alle bizzarrie di Sgarbi – che per molti hanno sortito lo stesso effetto sul piano culturale – è chiamato a porre riparo, per ristabilire la giusta immagine dell’arte italiana nel mondo, il lavoro del “tecnico” Pietromarchi. Solleticato dal paragone, il direttore del Macro, sorride: «In realtà sarà il pubblico a giudicare il mio lavoro, non sta a me dire se rappresento o meno il Monti del contemporaneo italiano». Sarà. Ma l’impressione rimane: quella del tentativo di riconquistare la dignità artistica persa con Sgarbi, affidando il padiglione a un professionista serio, al timone di uno dei maggiori musei nazionali. E poi, un altro elemento, va a sottolineare il difficile periodo che stiamo vivendo, ossia il lancio di un progetto di crowdfunding: «Si tratta di un finanziamento allargato dal basso – spiega il curatore – legato ad obiettivi specifici della mostra, il primo è quello di coadiuvare le produzioni degli artisti, il 90% delle opere saranno realizzate appositamente per l’occasione. È un modo per dare visibilità alle persone fisiche che vogliono impegnarsi per sostenere l’arte italiana, ma è uno strumento marginale, non contiamo di raccogliere cifre esorbitanti». Anche questa idea però sembra figlia dei tempi, un aiuto, anche se piccolo e simbolico, da parte dei privati è un appello accorato che il mondo della cultura italiana ha ormai fatto proprio per non rischiare di soccombere.

Vice versa

Dal primo giugno al 24 novembre

Tese delle Vergini, Arsenale, Venezia

Info: www.vicecersa2013.org

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