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Sandra Hauser e l’infanzia

Nel nuovo incontro con Sandra Hauser ci occupiamo del suo primo video Weißt du wieviel sternlein stehen? che testimonia il suo mondo creativo, la volontà di esprimere il confronto sempre vivo fra la bellezza e la distruzione, fra il bello e il brutto, fra due forze opposte, una negativa e l’altra positiva, naturalmente compresenti nella vita. La stessa fonte d‘ispirazione ritorna anche nelle opere realizzate con gli altri linguaggi che l’artista utilizza, ad esempio la fotografia e l’installazione. Il titolo è tratto da una canzone tedesca per i bambini e vuol dire: Sai quante stelle ci sono in cielo? Hauser commenta: «La canzone parla di Dio che ha contato quasi tutto il mondo: le stelle, gli animali e anche i bambini. Trovavo questa canzone bella e inquietante allo stesso tempo perché ho sempre pensato: cosa succede se Dio mi dimentica? Se non mi conta?». Nel video, invade il pavimento una pioggia di biglie che poi vengono distrutte con un martello. Il collegamento fra le biglie e la canzone è il ricordo dell’infanzia, nel praticare il gioco con le sfere e nell’ascolto del motivetto infantile, motivetto percepito da Hauser non solo come idilliaco ma anche come angosciante, due elementi compresenti nel concetto alla base dell’opera. Weißt du wieviel sternlein stehen? è stato girato nello studio dell’artista quindi nel suo universo, in cui le biglie possono diventare stelle. La distruzione, parte finale dell’opera, si riferisce a un momento emotivo particolare della vita, quando si passa all’età adulta e molti sogni vengono infranti, mortificati, momento che Hauser affronta con rabbia, ricorda: «in quel periodo ero arrabbiata con me stessa e con il mondo e non potevo tornare indietro, non potevo riappropriarmi dei miei sogni». Il video è un unico piano sequenza di tre minuti, è il frutto di una notte: Sandra ha giocato con le biglie cercando di farle toccare l’una con l’altra, poi quando ha trovato la disposizione opportuna le ha fatte in pezzi. La telecamera è sempre stata fissa sul pavimento che aveva dei buchi in cui si sono posizionate le sfere. Conclude: «La persona che entra alla fine e distrugge, sono io, anche se non sono riconoscibile perché per me era importante che il messaggio fosse universale: molti conoscono la sensazione di quando si infrangono i nostri sogni, di quando da un istante all’altro cambia tutto, e dalla bellezza, perché le biglie per me sono bellissime, si passa alla fine di un’illusione». Non è detto che il passaggio a un dolore sia solo quello dall’infanzia all’età adulta, ma ad esempio si può pensare ad una guerra, ad una delusione. Info: www.sandrahauser.org

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