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I Passaggi di Jacopo Benci

Jacopo Benci è un artista completo: si esprime attraverso fotografia, installazione, video, film, performance e realizza cultural film studies su cui ha tenuto conferenze e seminari, con temi che hanno dato luogo a pubblicazioni. Il video che proponiamo si chiama Passaggi – Durchgänge, quest’ultima parola, come dice l’artista: «è la parola tedesca che indica un passaggio tra due spazi chiusi, come una porta o un cancello, o tra due spazi aperti, come un vicolo.» Il lavoro, del 2011, nasce nel 2010 quando Benci è stato invitato a partecipare alla rassegna Testi e Testimoni promossa dalla casa della Memoria e della storia di Roma. Insieme ha presentato tre video già creati, ma, come dichiara, voleva: «realizzare un nuovo video le cui riprese dovevano svolgersi nell’edificio di via Tasso, oggi sede del Museo storico della liberazione, che fu usato dalle forze di occupazione tedesche come prigione e luogo di interrogatori e torture durante l’occupazione di Roma dal 10 settembre 1943 al 4 giugno 1944. Le riprese di Passaggi – Durchgänge si concentrano sugli elementi fisici delle stanze del museo, rimasti come erano quando l’edificio era una prigione: le soglie, le porte, i pavimenti, i muri, le aperture (le SS avevano murato le finestre lasciando solo piccole prese d’aria). L’intenzione era di restituire la percezione che i prigionieri di via Tasso potevano avere di un luogo in cui erano costretti con la violenza, trascinati da una stanza all’altra per gli interrogatori e le torture, rinchiusi nelle celle. Sui muri ho ripreso i graffiti e le scritte a matita lasciati dai detenuti, a cui ho giustapposto la tipografia brutale dei manifesti nazisti e repubblichini che minacciavano e annunciavano la morte. Questo è il contenuto primario del video, ma per me c’era anche la memoria di due interventi che vennero fatti nelle celle dell’ex prigione di via Tasso da Fabio Mauri, il 24 marzo 1993, e dall’artista ebreo americano Mel Bochner, l’8 aprile. Entrambi, in modi diversi, cercarono di sottolineare coi mezzi dell’arte la necessità e l’importanza di ricordare quello che era accaduto lì. Ricordare significa anche studiare e riflettere su ciò che è avvenuto, perché la memoria si può affievolire e distorcere. Quindi il ricordare è anche legato alla responsabilità, che è prima di tutto individuale». Memoria e storia del luogo e degli avvenimenti come tematica principale che ritorna in quasi tutte le opere di Benci, che commenta: «La memoria è qualcosa di involontario, nel senso che ci sono persone che hanno facilità a ricordare o meglio a non dimenticare, possono richiamare dal passato senza sforzo fatti, luoghi e parole, che rimangono vivi e attivi in loro. È anche il mio caso. Gradualmente, ho iniziato a pensare di più alla responsabilità che ci si può assumere attraverso la memoria. (…) Memoria e storia non possono che essere strettamente legate tra loro. La fotografia, il film e il video sono modi per catturare, conservare, riesaminare pezzi di tempo, che inevitabilmente diventano storia.» Il soffermarsi sul luogo ha una sua valenza: «è qualcosa che mi ha sempre interessato, insieme al camminare inteso come lento procedere da un posto ad un altro. Non ho mai fatto distinzioni tra luoghi di natura e antropizzati, anche perché lo spazio extraurbano in un paese come l’Italia ha ben poco di ‘naturale’. (…) La lentezza, l’indugiare, il fermarsi, sono essenziali per ‘ascoltare’ i luoghi, per scoprire gli interstizi tra un luogo e un altro». Jacopo Benci vive e lavora a Roma e ha esposto in Italia, Argentina, Ecuador, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Russia, Stati Uniti, Thailandia, Ungheria. Info: www.jacopobenci.com; jacopobenci.wordpress.com

 

 

 

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