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La Indiance di Koopmann

Hans-Hermann Koopmann è un artista tedesco classe ’61 nato a Varel. Dopo aver studiato a Berlino arte, filosofia e biologia si è trasferito a vivere e lavorare in Italia mantenendo i contatti con la capitale di origine. Per esprimersi utilizza tutti i mezzi necessari ai suoi progetti: scultura, pittura, video, fotografia. Attraversa le tematiche della mitologia greca, della relazione fra natura e arte grazie al bagaglio dei suoi studi scientifici. Con il video Indiance ha voluto creare uno sguardo artistico e poetico sull’India dopo le riprese effettuate in un viaggio in questo paese nel 2007. Il lavoro è composto da vari capitoli che si svolgono con brevi video diversi che potrebbero funzionare anche da soli ma che insieme danno la forza di un percorso spirituale e contemplativo allo stesso tempo. Immagini realistiche e immagini trascese si susseguono. Prima di ogni sezione il numero in Indi. Il titolo deriva dalla crasi fra India e dance perché si ispira a uno dei vari capitoli dell’opera in cui una ballerina professionista si esibisce in una danza per presentare una storia di Krishna. Le inquadrature che si susseguono dal principio alla fine si svolgono lente e riflessive: protagonisti iniziali due sikh che fanno parte della stessa famiglia e parlano in riva al mare in un posto di villeggiatura. Non è un contesto costruito, l’artista filma ciò che lo colpisce e lo ispira. Subito dopo mucche camminano sulla spiaggia, le riprese sono trattate con un effetto di montaggio che le rallenta e crea l’idea di un bassorilievo in movimento: le mucche, per la religione indiana sono animali sacri in cui si incarnano le anime e per questo sono liberi anche di muoversi nel centro delle città. Successivamente il processo per la costruzione di mattoni utilizzati per erigere case, realizzato con fango e acqua, che si collega con il volto della bambina della famiglia dei costruttori di mattoni che, affascinata dalla telecamera, ha lasciato che l’artista la filmasse. Il suo volto rappresenta per Hans-Hermann il futuro dell’India. Ecco che ci si inoltra nella sequenza della ballerina: un confronto fra le due età della vita, l’infanzia e la maturità femminili. Ad Elephant island, un’isola vicino Mumbai, una bandiera dell’India sventola rovinata dal sole e dall’acqua salata, è scomparsa anche la ruota simbolo della reincarnazione, mentre delle cornacchie giocano libere in un movimento spontaneo. Un simbolo, un ricordo. Infine le ultime riprese: un pellegrinaggio di gruppi di diverse provenienze, che si distinguono per il colore delle loro vesti, pellegrinaggio che queste persone compiono a piedi sotto il sole per raggiungere il loro tempio. E ancora la luce trapela dalle fessure di un tempio: “entriamo nella vita e usciamo nella luce”, come dichiara l’artista. Tutto il video è accompagnato dal suono dell’Om, la più importante sillaba sacra dell’induismo che recitata avvicina l’uomo al dio. La spiritualità si insinua in tutto il lavoro complici immagini meditate. Il video è stato presentato a Berlino nella galleria ArtMbassy per il trasferimento della galleria a New Dheli.

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