Personaggi

Le fotografie di Kubrick

Dal prossimo 13 luglio e fino al 9 settembre, è possibile visitare, presso il Pan, palazzo delle arti di Napoli, gli inediti scatti che un giovane Stanley Kubrick effettuò per documentare la vita quotidiana nell’America dell’immediato dopoguerra. Inquadrature contraddittorie di una New York in corsa per diventare la nuova capitale mondiale, o della giovane borghesia universitaria della Columbia university. Il progetto espositivo, in collaborazione con il Museum of the city of New York e per la prima volta in Italia con i Musées royaux des beaux-arts del Belgio, indaga un aspetto ancora poco conosciuto del celebre regista: il suo stile nel fare fotografia, che rivela una precocissima profondità umana, poi ritrovata nei suoi futuri capolavori di regia. La mostra è un’occasione per conoscere le radici della creatività di colui che sarebbe diventato un fotografo di prima grandezza, se non avesse improvvisamente lasciato il suo lavoro per girare il film Paura e desiderio, primo lungometraggio di una straordinaria avventura da regista.

In esposizione negli spazi del Pan 168 fotografie, realizzate dal giovanissimo fotografo tra il 1945 e il 1950, stampate dai negativi originali conservati nella Look magazine collection del museo di New York. Di questo patrimonio fotografico, sconosciuto fino a pochi anni fa, se ne aveva traccia soltanto nelle illustrazioni degli articoli pubblicati su Look magazine, da quando il giovane Kubrick ritrasse un edicolante affranto per la morte di Roosevelt il 26 giugno 1945. La foto affascinò così tanto la rivista che subito lo assunse come fotoreporter a soli 17 anni, pubblicando da quel momento tutti i suoi lavori fotografici. Tra le opere in mostra si possono ammirare il ritratto dedicato al giovane attore Montgomery Clift, ripreso nel suo appartamento; il campione di boxe italo-americano Rocky Graziano, uomo dall’infanzia difficile e migrato oltreoceano, colto da Kubrick sotto la doccia, alla ricerca della sua anima più autentica, lontano dai riflettori.

Spazio anche per gli artisti del circo, con i loro retroscena, e per il genere noir come in Crimini, dove Kubrick testimonia l’arresto di due malviventi seguendo le strategie dei poliziotti fino all’avvenuta cattura, e lasciando intravedere la vena indagatrice dell’occhio del futuro regista. Negli scatti della Columbia university, il giovane osserva dietro l’obiettivo il luogo d’élite dove gli Stati uniti formavano la classe dirigente del futuro. Le sue fotografie (passione che ereditò dal padre, insieme a quella degli scacchi) sono in realtà racconti a episodi, storie di vite, di personaggi enigmatici, contraddittori, come è contraddittoria Alice (Nicole Kidman) in il suo ultimo film, dove è tormentata tra l’amore fedele per il marito e una lancinante brama sessuale e di mistero. Contraddizione umana, dramma psicologico, mistero, seduzione, nei personaggi delle fotografie si percepisce la stessa caratterizzazione estetica dei suoi film. L’influenza della fotografia giovanile sulle future opere cinematografiche del regista deriva in parte anche dal metodo della rivista Look, che cercava una narrazione a episodi. Sebbene divenuto regista di successo, il legame con la fotografia non si spezza mai: basta considerare i lunghi tempi di inquadratura cinematografica di Kubrick. Il regista passava ore a studiare il particolare dell’immagine, la prospettiva, l’illuminazione, la posizione dei soggetti e degli oggetti in scena, come fosse una fotografia. Se non fosse diventato un regista geniale, forse sarebbe diventato un fotografo geniale.

fino al 9 settembre

Pan, via dei Mille 60, Napoli

info: www.palazzoartinapoli.net

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